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Sai che a Roma… l’area di Tor Vergata nascondeva un impianto termale antico?
Le prime strutture sono venute alla luce nel corso di una serie di indagini archeologiche preventive che la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma ha avviato a giugno del 2013, in un’area destinata a edilizia residenziale ma che, visti gli esiti delle ricerche, diventerà una zona a verde.

Non è stato necessario molto tempo per capire che si era di fronte a qualcosa di grosso, e per ottimizzare le risorse necessarie alle indagini la Soprintendenza ha stipulato una convenzione triennale e rinnovabile con l’Università di Tor Vergata (Dipartimento di Scienze Storiche, Filosofico-Sociali, dei Beni Culturali e del Territorio), avviando così un cantiere didattico in cui, già dal 12 maggio e per un totale di 6 settimane, gli allievi dell’Università (sia laureati che studenti) scavano, documentano e studiano per scoprire quanto più possibile in merito a questi splendidi edifici. La planimetria degli ambienti si va definendo, i frammenti ceramici permettono di riconoscere nella prima metà del I secolo d.C. il momento di massima frequentazione dell’impianto termale, decorato con stucchi e affreschi figurati che, nonostante il duro lavoro, tengono alto l’entusiasmo dei giovani archeologi che lavorano sotto la sapiente direzione scientifica del dott. Roberto Cereghino.

Al n.1 taegula mammata

In due ambienti, uno absidato e uno tetralobato, il complesso termale, conserva ancora intatte le suspensurae, bassi pilastrini che sostenevano il pavimento creando un’intercapedine in cui circolava aria calda. Nell’area, a ulteriore conferma della funzione assolta dall’edificio, che misurava almeno 500 metri quadrati, sono stati trovati anche numerosi frammenti di taegulae mammatae. Si tratta speciali laterizi con piccole sporgenze sul retro, che venivano utilizzati come rivestimento delle pareti in modo tale da lasciare uno spazio tra la tegola e la parete vera e propria, permettendo così la circolazione dell’aria ed evitando danni alle murature di ambienti molto umidi (come nel caso delle terme), e creando inoltre un maggiore isolamento termico.

Con ogni probabilità a rifornire di acqua il complesso termale era la cisterna sotterranea a bracci, rinvenuta nella vicina via Galvano della Volpe.

Allo stato attuale delle indagini è stato possibile riconoscere in tutto 9 ambienti, che hanno restituito un consistente numero di frammenti riferibili a pavimentazioni in mosaico, a stucchi dipinti in rosso e azzurro e ad affreschi con motivi figurati, dei quali rimangono tracce anche sulle pareti. Intonaci di color celeste, blu, giallo, nero, rosso e verde… e chissà che non si riesca a scoprire qualche altro dettaglio sulle scene che potevano essere raffigurate. Se alcuni dei vani sono certamente identificabili come terme, le altre strutture sembrano potersi riferire a una lussuosa villa, utilizzata contemporaneamente alla struttura termale e proprietà di chissà quale facoltoso personaggio che aveva scelto di crearsi la sua oasi di pace proprio lungo la via Tuscolo-Fidene, il cui basolato è visibile a pochi metri dallo scavo.

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Molto interessante, poi, è il fatto che la convenzione tra Soprintendenza e Università preveda, da parte degli studenti, oltre alle normali attività connesse con quelle di scavo archeologico (come il rilievo, il restauro e lo studio dei materiali), anche l’avvio delle attività di promozione e valorizzazione del sito, nella speranza, come ha osservato la stessa Soprintendente Mariarosaria Barbera, che le idee e il dinamismo delle nuove leve di studiosi possano davvero portare a un esempio replicabile di realizzazione e mantenimento di un parco archeologico nella periferia romana. Troppo spesso infatti, per mancanza di risorse economiche, i resti archeologici vengono indagati e poi ricoperti: sotto terra se ne garantisce la conservazione a costo zero, ma in questo modo la diffusione della conoscenza del territorio e della sua storia resta relegata a un ristretto settore di addetti ai lavori.

Questi ragazzi, ora, si trovano davanti una bella sfida… Che dici, ce la faranno?

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